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Da oggi inizia la collaborazione di Ercole Fragasso con il nostro quotidiano on line. Siamo orgogliosi di ospitare i servizi del collega, che spazierà nel mondo dello sport, con interviste a personaggi famosi. Grazie Ercole e benvenuto. Il Direttore A TU PER TU CON GIANNI NAZZARO Gianni Nazzaro: stile, eleganza etanta
passione per la musica. Di
Ercole FRAGASSO Elegante,
composto, serio, di bell’aspetto, sembra un gentiluomo di altri tempi.
Sto parlando di Gianni Nazzaro, grande interprete della musica nostrana,
cantata con vivacità e con una apprezzabilissima inflessione napoletana
che suona bene alle nostre orecchie. Personaggio di spiccata simpatia,
Nazzaro è stato ritenuto per anni un diretto antagonista di Massimo
Ranieri, per il tipo di impostazione, per la napoletanità che li
avvolgeva entrambi, per lo stile, per la bravura, ma in realtà tra i
due c’è stato sempre un rapporto di profonda stima ed amicizia, anche
quando gli strani orditi di uno stravagante destino, hanno fatto sì, a
fine anni ’80, che Ranieri balzasse nuovamente agli onori della
cronaca con “Perdere l’amore”, cantata e proposta l’anno
precedente, sempre per il Festival di Sanremo, da Gianni Nazzaro e non
ritenuta dagli organizzatori idonea. Storie di case discografiche e
sponsor, che influivano allora come oggi… nel sistema canoro italiano.
Tra i brani più famosi interpretati da Nazzaro ricordiamo “Quanto è
bella lei”, “Vino amaro”, “Far l’amore con te”, “Questo si
che è amore”, “Piccola mia piccola”, “Ultimo tango a Parigi”,
e “Mi sono innamorato di te”; brani romantici, che hanno ottenuto
successo per la spontaneità con la quale venivano proposti e per i
contenuti capaci di far scoppiare un amore sotto le stelle di una fresca
serata di fine Luglio o Agosto. Perché
hai deciso di fare il cantante e cosa avresti fatto in alternativa? Il
palcoscenico mi ha coinvolto e piaciuto sin da piccolo, sono nato
imitatore di cantanti e personaggi e quasi naturalmente sono diventato
un cantante. In alternativa a questo mestiere mi sarebbe piaciuto fare
il pilota di formula uno. Per
l’abitudine a correre da un palcoscenico all’altro? No,
no, per il piacere dell’ebbrezza della velocità e della corsa, ma un
altro sogno nel cassetto che voglio confidarti è che avrei voluto
cantare una canzone di Lucio Battisti. A che
età hai capito che la musica sarebbe stata “la tua vita”? Ho
vissuto la mia adolescenza come enfant prodige, quello che sapeva
imitare i colleghi più grandi e più famosi e che ad ogni festa alla
quale partecipava, doveva sempre alla fine salire sulla pedana per
cantare sulle note di vecchi 45 giri. Alternavo brani del tempo ed
imitazioni e tutti rimanevano sempre molto compiaciuti e mi esortavano a
replicare, alla fine tornavo a casa esausto ma soddisfatto. Quali
erano i tuoi “cavalli di battaglia”? Quelli
del tempo, i brani più famosi, ma su tutti forse avevo una preferenza
per “La fisarmonica” o “In ginocchio da te”di Morandi. Chi ti
ha aiutato ad emergere in questo mondo così bello ma così difficile,
come quello dello spettacolo? Mio
padre, senz’altro lui; faceva da sempre dello spettacolo la sua
attività, era un noto imitatore di suoni e rumori ed era molto
ricercato ed apprezzato dal pubblico. Si annoiava ad andare da solo nei
teatri e nei night e mi portava con lui, poi a metà spettacolo, si
rivolgeva al pubblico dicendo che conosceva un ragazzo che cantava bene,
mi invitava a salire sul palco e mi chiedeva come mi chiamavo, quindi
con un ghigno divertito alla mia riposta “Gianni Nazzaro”, diceva
platealmente a tutti che ero il figlio e giù applausi scroscianti per
questo fuori programma che continuava con le mie simpatiche esibizioni.
In quel contesto erano miei cavalli di battaglia anche “Only you” e
“Io te vurria vacià”. Un giorno poi, venni notato al Castello
Aragonese da un discografico mentre con un gruppo e un complesso mi
esibivo e venni “lanciato” per la mia prima reale esperienza
teatrale da protagonista in giro per night ove riproponevo le imitazioni
tramandatami da mio padre. Imitavo i successi dei miei colleghi più
famosi che venivano poi incisi su 45 giri e venduti per i vicoletti di
Napoli a prezzi assai irrisori; in quel modo la gente iniziò a
conoscermi ed apprezzarmi a più largo raggio. Quale
canzone ricordi con maggiore affetto? “A
modo mio”, di Claudio Baglioni,, che per me è uno dei più grandi
cantanti italiani in assoluto. Claudio fece un’eccezione solo per me
con questa canzone e per Gilda Giuliani alla quale permise di cantare
“Io me ne andrei”. Spesso
nei concerti racconta che io sono stato il primo a cantare “A modo
mio”, ma il grande pubblico lega questa bellissima canzone sempre a
lui anche se lo ripeto, io fui il primo a cantarla nel 1975 al Festival
di Sanremo, interpretandola secondo quanto anche Claudio afferma, in
modo eccezionale. L’avete
mai cantata insieme? No,
mai, hai avuto un’ottima intuizione, se mai un giorno accadrà ti
ringrazierò. C’è
una canzone che avresti voluto “scippare” a un tuo collega? “Mi
ritorni in mente” di Battisti, un altro tra i più grandi cantanti
italiani, come Claudio. Successo
e soldi, hai scelto proprio un bel mestiere! Si è
vero, una scelta carina ma non comoda te lo assicuro, sono molti di più
i chilometri che si percorrono in macchina per correre da una città
all’altra che i soldi che si guadagnano. Comunque è un lavoro che mi
piace, mi diverte e mi permette di vivere bene. La
richiesta di autografi e foto dei fans ti inorgoglisce o ti
innervosisce? Gratifica,
è una cosa che fa piacere e che io riesco a gestire comodamente, non
vado in giro con guardaspalle o “gorilla”. Se
ti dico “Perdere l’amore”cosa
mi rispondi? Ah, ah
lo sapevo che me la facevi questa domanda. Beh, ti dico che nel 1986
ebbi un contatto con Artegiani e Marocchi, che erano gli autori di
questa splendida canzone e che mi incaricarono di verificare se per me
il brano poteva andare bene
per San Remo, io ne rimasi da subito entusiasta perché era tutto
bello, sia le parole, sia la musica e il significato; provai la canzone,
che sembrava tagliata apposta per me, Artegiani e Marocchi rimasero
davvero contenti. A quel tempo ero da anni fuori dal Festival e dalle
nove sorelle, cioè dalle multinazionali, ma speravo che questa cosa non
inficiasse sulla mia partecipazione a San Remo.
Mi candidai da solo, senza sponsor, e andai da Marco Ravera,
figlio di Gianni, che a quel tempo gestiva il Festival e gli dissi che
volevo presentare una canzone
straordinaria che meritava una vetrina come San Remo. Marco la
ascoltò e con la pelle d’oca mi disse che era stupenda e che avrebbe
vinto sicuramente il Festival. Ricordo ancora le parole esatte di Marco
“candidala in ogni modo, con etichetta privata, appoggiata o prestata,
candidala perché è stupenda, la prendono sicuramente e vincerà il
Festival”. Il tutto con cordialità e una pacca sulla spalla. Io sono
un uomo buono Ercole, credo alla gente, ai contatti umani, alla
professionalità delle persone o almeno vi credevo molto a quel tempo,
la candidai con etichetta privata e mi ritrovai …sbattuto fuori, la
canzone fu automaticamente scartata. L’anno successivo,
Massimo Ranieri, un grande cantante e un ottimo amico, ascoltò
il mio provino, che era l’unica registrazione esistente, ne rimase
folgorato, disse che l’avevo cantata molto bene. L’ha fece sua, la
candidò a San Remo con la multinazionale UEA e stravinse
interpretandola in maniera eccellente. Che dire? Hai capito tutto te e
capiranno tutto coloro che leggeranno questa intervista. L’hai
ricantata in un programma di Paolo Limiti qualche tempo dopo. Sai
proprio tutto! Sì, sì è vero, Paolo mi chiese di cantarla ed io fui
contento di farlo, d’altra parte ero stato il primo a cantarla e poi
quella è davvero una grandissima canzone, una di quelle che ti restano
dentro e ti fanno venire la pelle d’oca …come mi disse Marco Ravera.
INTERVISTA AL CANTANTE EDOARDO VIANELLO Edoardo Vianello, dall’Alberone in giro
per tutto il Mondo con la sua chitarra e una splendida voce. Ho passato molti momenti della mia
adolescenza a vedere filmini girati con il famoso “superotto” e ad
ascoltare nastri registrati
con il mitico “geloso”, nei quali sono ritratte scene di commedia
all’italiana e sono riprodotte canzonette senza grandi pretese ma che
infondevano a chi le ascoltava, serenità ed allegria. Queste riprese e queste registrazioni le
effettuava nei teatri dell’avanspettacolo romano,
mio nonno Ercole, che era solito, agli inizi degli anni ’50,
seguire il mio “augusto“ genitore che era a quel tempo un brillante
e giovane impresario che non pensava minimamente di abbracciare qualche
anno più tardi, una prestigiosa e fortunatissima carriera militare. Nella schiera delle comparse e degli
attori della compagnia teatrale di mio padre, militavano personaggi che
nel tempo sono arrivati a scrivere pagine memorabili della storia della
canzone e dello spettacolo italiano. Tra questi, uno era particolarmente
legato a mio padre e a tutta la sua famiglia e ha sempre conservato
negli anni un rapporto cordiale ed amicale con tutti noi. Mi riferisco al grande Edoardo Vianello,
che da cinquanta anni è entrato nel cuore del pubblico con le sue
famosissime: “ Abbronzantissima, I Watussi, Guarda come dondolo, Pinne
fucile ed occhiali, La partita di pallone, O mio Signore, Il Capello,
Semo gente de borgata” e tante altre canzoni che hanno fatto il giro
del Mondo e che puntualmente, ogni estate, sentiamo rimbombare nel juke
- box di uno stabilimento balneare così come nel giardino di una villa
in cui si tiene una festa o nell’appartamento al quinto piano delle
case popolari all’estrema periferia di Torino, Bari, Roma o
Palermo. Le canzoni di Vianello non hanno confini
o limitazioni ma piacciono a tutti senza distinzione di sesso e di censo
e vengono apprezzate per la loro genuinità e per la loro vivacità. Durante un concerto estivo, ho incontrato
il buon Edoardo e ho fatto con lui una piacevolissima chiacchierata,
condita di musica, revaival, racconti familiari e prima che iniziasse il
concerto nella “mia” splendida Scauri, Vianello ha invitato il
pubblico,con mia grande sorpresa e commozione, a tributare un applauso
proprio a mio padre, il “Colonnello dei Colonnelli”, come lo ha
definito lui, a cui deve la produzione di tutte le sue canzoni perché
è colui che ha creduto artisticamente in lui e lo ha fatto diventare
quello che è. In un crescendo
di emozione, Vianello si è poi dilungato nel racconto delle pizze al
pomodoro che gli preparava mia nonna, del pianoforte di mio padre e
della simpatia di mia madre. Così, sotto le stelle scauresi è
iniziato il concerto e le coppiette hanno iniziato a baciarsi con le sue
note in sottofondo…come capita da cinquanta anni esatti, sotto il
palco dove si esibisce! Perché hai deciso di fare il cantante e cosa avresti
fatto se non avessi abbracciato questa professione? Ah, ah ... per disperazione, no scherzo,
avevo abbastanza tempo per fare esperimenti, vivevo con i miei e quindi
non avevo grandi problemi di sopravvivenza. Sono stato fortunato nel
riuscire in un lavoro che amo e che mi ha dato fortuna, successo e
notorietà. Intorno ai venti anni ho capito che la musica sarebbe stata
la mia vita e credo che se non avessi fatto il cantante avrei fatto
l’impiegato, sono ragioniere e mi
piacciono molto le materie fiscali, quindi avrei approfondito
quel settore. A quale canzone sei maggiormente affezionato? A tutte, ad ognuna sei legato per un
motivo diverso ma forse le primissime mi hanno lasciato qualcosina
dentro in più; mi riferisco per esempio a “con le pinne fucile e gli
occhiali” e a “il
capello”, veri e propri cavalli di battaglia che ancora oggi mi
chiedono a gran voce di cantare nei concerti. Con quelle canzoni ho
capito che la gente si appassionava a quel genere, a quello stile e che
io riuscivo a catturare l’attenzione e i consensi con quel tipo di
musica che peraltro mi apparteneva e mi divertiva e diverte ancora oggi. C’è una canzone che avresti voluto “scippare” ad
un collega? Sì, forse “Sapore di mare”, perché
si adattava bene alle mie caratteristiche e poi è anche assolutamente
semplice e al contempo estremamente suggestiva. Successo e soldi, una professione niente male la tua. Certo, hai ragione, è stata una
scorciatoia per organizzarti una vita agevole ma ci sono stati anche
momenti difficili però mi reputo nel complesso, come ben sai, un
fortunato e dal punto di vista economico mi sento appagato. Qual è il cantante con il quale vai maggiormente
d’accordo e quello che stimi maggiormente professionalmente? Vado d’accordo con tutti quelli della
mia generazione perché siamo cresciuti professionalmente insieme,
abbiamo superato le stesse difficoltà, abbiamo partecipato agli stessi
festival e agli stessi concorsi pertanto si è cementata tra di noi
un’amicizia e ancora oggi ci si rivede con piacere in serate come
queste. I cantanti dell’ultima generazione è difficile incontrarli,
quindi non ci sono momenti di aggregazione e condivisione di situazioni
che possono generare nel tempo un rapporto di simpatia e cordialità. Il
cantante che mi piace maggiormente è Ivano Fossati e lo ascolto con
piacere. L’assalto dei fan in cerca di autografi e foto ti piace
o ti disturba? Ma, vedi Ercole, io non credo
nell’autografo perché penso che chi te lo chiede dopo due mesi lo
getta nel cestino, tranne che non si tratti di un collezionista, ma non
ne ho mai conosciuti nella mia vita. Mi infastidisce quando arrivo in un
posto essere fermato e strattonato per un autografo o per una foto prima
ancora di posare la valigia e capire bene dove mi
trovo, quale è il palco dove devo esibirmi e di stringere la
mano agli organizzatori. Dopo, a bocce ferme, si possono fare foto e
autografi, non sono contrario, ma l’educazione e il rispetto dei tempi
e dei modi restano per me al primo posto. Cosa farai da grande? Cercherò di sopravvivere …
possibilmente cantando.
INTERVISTA AL SINDACO DI FORMIA BARTOLOMEO Sandro Bartolomeo è nato a Formia nel 1948, è coniugato e ha due figli. Laureato giovanissimo in Medicina, si è specializzato in Neuropsichiatria Infantile e in Psichiatria per Adulti. Da sempre appassionato della politica, è al suo terzo mandato come Sindaco della Città di Formia. Profittando di una personale conoscenza e di un reciproco rapporto di stima e di rispetto, ho incontrato Bartolomeo nel suo Ufficio e ho parlato con lui di politica locale e nazionale e della splendida città che è chiamato a governare e rinvigorire. Perché ha abbracciato la politica e perché si è schierato nelle file
del centrosinistra? Come tutti i ragazzi degli “anni ’60” era per me difficile sottrarsi alla politica e bisognava schierarsi da una parte o dall’altra. Sono sempre stato un moderato anche se un po’più spostato a sinistra anziché a destra, ma torno a ripetere, e tutti possono confermarlo, che sono fondamentalmente un moderato. A fianco al bianco e al nero esistono per me in politica molti grigi ai quali si può fare riferimento. La politica non è mai stata la mia vita, io sono un medico ma mi piace fare politica nel modo giusto e corretto e credo che la mia moderazione sia apprezzata anche da chi ha orientamenti diversi dai miei se è vero che in una provincia governata dal centrodestra, io, che sono l’esponente del centrosinistra, sono il sindaco di una città importante come Formia. Tracci, da esponente del centrosinistra, un bilancio a livello
nazionale, del Governo Prodi. Il merito principale di Prodi è quello di essere un uomo chiaro e che non si trasforma e gli interventi che il Governo ha fatto andavano necessariamente fatti subito e con prontezza e fermezza perché se si deve raddrizzare una barca bisogna essere celeri a farlo prima che le conseguenze siano irreparabili. Con altrettanta chiarezza devo però anche dirle che le cose che si fanno bisogna saperle comunicare bene e bisogna spiegarle ed illustrarle con chiarezza. In alcuni momenti il centrosinistra mi è parso eccessivamente chiassoso e credo che maggiore calma avrebbe aiutato la stessa coalizione e l’intera opinione pubblica a guardare con occhi diversi la politica della maggioranza, non da tutti gli elettori sino ad ora compresa ed apprezzata. E’ ovvio che in una coalizione non si può andare sempre d’accordo altrimenti non sarebbe una coalizione ma è altrettanto ovvio che in una squadra ci si deve sempre stare con serenità ed onestà, trovando intese ed accordi e non spostando mai il dibattito interno sul piano degli isterismi e delle minacce, per il bene della coalizione e del raggiungimento degli obiettivi comuni. Crede che questo Governo, talvolta in contrasto tra alcune delle sue
componenti, durerà cinque anni interi o prevede rimpasti in corsa? Mi aspetto una maggiore incisività nel sociale, una modernizzazione relativamente alle infrastrutture e a tutti gli altri settori. Nello stesso tempo nell’augurarmi che il Governo duri in carica cinque anni, mi preme evidenziare che sono mille le cose che possono concorrere alla realizzazione di questo mio auspicio e che di fondamentale importanza risulta anche, per me, la riforma elettorale che senz’altro potrà determinare un successo o un insuccesso per la durata di questo Governo. E poi caro Fragasso questo è uno strano Paese perché non è vero che si vota ogni cinque anni ma si vota quasi tutti gli anni, una volta per le politiche, una volta per le comunali, una volta per le provinciali e le regionali e ogni volta che si vota c’è qualcuno che esce soddisfatto e qualcun altro che esce insoddisfatto, quindi vada un po’ a capire come finirà…Certo è, che io sono dell’idea che chi vince, al di là della bandiera, deve poter governare per cinque anni in modo che anche l’elettore, alla competizione successiva possa davvero e con cognizione di causa votare o per chi ritiene abbia governato bene o per chi ha fatto una sana ed obiettiva opposizione. Credo inoltre che anche chi è chiamato a governare non può farlo per pochi mesi o per metà mandato perché la realizzazione di certi progetti o certe idee non può essere a pochi mesi o a due anni ma deve essere programmata e perseguita nel tempo e con equilibrio.
Lei è figlio d’arte, cosa la unisce e cosa la divide da suo padre
politicamente parlando?
Mio padre è stato consigliere ed assessore provinciale e comunale più volte e al di là dei nostri rapporti personali, che sono sempre stati ottimi, anche se su posizioni diverse, siamo ambedue capaci di essere buoni comunicatori. In casa abbiamo sempre respirato aria politica e questa credo sia una buona cosa perché ti permette di interessarti di ciò che riguarda la tua città, la tua provincia, la tua regione e il tuo Paese, con consapevolezza ed uno spirito critico profondo e partecipato. Quali problemi ha riscontrato all’atto del suo insediamento quale
Sindaco di Formia? All’inizio ho ravvisato difficoltà che nel tempo mi sembra siano state superate ed oggi mi sembra tutto più sereno e rilevo un buon indice di sviluppo e di modernizzazione. Permane un problema di viabilità che non si risolve da solo perché le autorità politiche centrali devono offrire le loro risorse per migliorare questo problema che rende senz’altro difficile la viabilità nella città. Molti problemi sono stati affrontati e risolti altri sono in via di risoluzione. Dico sempre ai suoi colleghi giornalisti che sul futuro di Formia sono ottimista nel senso che questa è una bella città, tranquilla, dove la gente che la abita lavora serenamente ed ama la propria terra. Qualcosa è ancora da fare e noi ci impegneremo a fondo per migliorare anche di più la vivibilità di questa splendida città. Formia è a metà strada tra Roma e Napoli, quanto la vicinanza di
queste due importantissime città influisce sulle scelte che lei assume? La vicinanza di queste due grandissime città ha inevitabilmente un peso ma non sulle scelte amministrative ma per il fatto che noi siamo stati interessati ad una consistente immigrazione, determinata dalla bontà del clima, dalla ricchezza dei servizi, dalla presenza del mare e per tutto quello che Formia è in grado di offrire, in termini di servizi, a chi viene dalla grande città. Formia non è un paese ma una città vera e propria per dimensioni, abitanti e servizi e questo con orgoglio voglio ribadirlo. Poi però, di contro, ci sono anche egli svantaggi ed in modo particolare mi riferisco a coloro che vengono dalla vicina ed amata Campania. A fronte di un elevatissimo numero di persone per bene che si sono trasferite ed inserite perfettamente nella realtà cittadina, bisogna segnalare anche una minoranza, una piccola parte che proprio per bene non è e che ha deciso di vivere da noi con regole diverse da quelle del vivere civile. Per carità, a Formia non ci sono fenomeni criminosi di particolare rilievo ma la presenza di questi individui ci ha costretto a tenere la guardia ben alta. Per Roma il discorso cambia sia perchè è una città più tranquilla sia perché il fenomeno dell’immigrazione romana è più verso il nord della provincia di Latina che non verso la nostra città. Voglio inoltre dirle che qualche tempo fa il commissario di Formia mi ha comunicato che il fenomeno delinquenziale della città è sotto la media e quindi anche per quanto attiene questo aspetto, nel restare sempre in guardia, possiamo andare avanti, tutto sommato, serenamente. Gianfranco Conte e Michele Forte: nemici politici o validi interlocutori
per il bene di Formia? I rapporti istituzionali sono con entrambi corretti e tali sono sempre stati, sia prima che al Governo c’era il centrodestra sia ora che c’è il centrosinistra. Per i problemi della viabilità corriamo insieme per migliorare la situazione di Formia senza se e senza ma nell’unico interesse della città e dei suoi abitanti. Noi formiani del resto siamo sempre dipinti come quelli che sanno fare squadra al momento opportuno, al di là delle divisioni ideologiche e partitiche e questo lo ritengo un elemento assolutamente positivo e un nostro grande merito. Ultima, cattiva domanda: perché a Formia non c’è Piazza “Caduti di
Nassiriya”? Non c’è per un modo scorretto in cui è stata posta la vicenda ed io l’ho detto al Consiglio Comunale. Qualcuno ha cercato di farci trovare dinanzi ad una decisione già presa e definita e questo non è bello e non piace a nessuno trovarsi in queste situazioni nella vita. Ho detto in Consiglio di ragionare tutti insieme sul luogo e lo faremo senz’altro per onorare la memoria di chi lavora per la pace nel Mondo. Intervista realizzata nel mese di Dicembre 2006
INCONTRO CON FACCINI Alberto Faccini: dal campo alla scrivania continua l’amore per il pallone. Il suo fisico è rimasto asciutto come quando correva
per i verdi prati della serie A e con il suo sinistro offendeva i
portieri avversari, la sua chioma è rimasta folta e scapigliata come ai
tempi in cui le ragazze della “sud” ne apprezzavano la bellezza e la
stravaganza, la sua personalità è rimasta mite
nella quotidianità ma è in grado di combattere con fermezza e
risolutezza per difendere l’inviolabilità della sua privacy e del suo
lavoro. Sto parlando di Paolo Alberto Faccini, un passato di rilievo da
calciatore e un presente da affermato procuratore sportivo, coniugato
con Manuela e padre dolce ed affettuoso di Amy ed Alain. Nello splendido
scenario dell’Eur, dinanzi ad un invitante aperitivo, ho parlato con
Alberto del calcio di ieri e di oggi, della corsa spensierata dei
ragazzini appresso ad un pallone nei campi di periferia, delle
nefandezze emerse sul calcio negli ultimi mesi e di soldati e
beneficenza. A che età hai
capito che il calcio ti avrebbe accompagnato per tutta la vita? A quattordici anni ho iniziato a capire che il sogno
poteva realizzarsi. Per quale
squadra tifavi da bambino? Per il Verona, ero un tifoso che partecipava
attivamente al tifo ed andavo in curva. Oggi il mio cuore mi vede tifare
per metà Verona e per metà Roma. Raccontami
alcuni dei flash più belli della tua carriera. L’emozione a quindici anni quando sono stato acquistato dalla Roma e sono andato a vivere in un pensionato di Ostia con altri giovani, lontano dai cari e da casa per inseguire quello che era un sogno che poi è diventato realtà. E ancora, la vittoria del “Viareggio”, l’esordio in serie A contro la Fiorentina che ho festeggiato realizzando anche un gol e presentandomi alla grande ai miei tifosi, la vittoria dello scudetto nel 1983 e tante altre soddisfazioni in giro per l’Italia.
Faccini a sinistra, insieme ad Ercole Fragasso e mister Carmine Falso. Fammi il nome
del più grande giocatore con il quale hai giocato e del più forte avversario che hai incontrato. Ho avuto la fortuna di giocare con grandissimi
campioni, Bruno Conti, Falcao, Ancelotti, bomber Pruzzo e tanti altri,
impossibile fare un nome su tutti. L’avversario più grande con il
quale ho giocato contro è stato senz’altro Zico, un fenomeno, pensa
che una volta ero entrato in campo con l’idea e la voglia di fargli un
tunnel ed invece con disarmante tranquillità e classe me lo ha fatto
lui. Forse la mia era una pretesa un po’ troppo presuntuosa. Fammi il nome
di un allenatore e di un Presidente che ricordi con particolare affetto. Su tutti Niels Lidholm e Dino Viola, il primo un
grandissimo maestro che aveva pazienza con i più giovani e che mi ha
fatto maturare e crescere insegnandomi tanto, il secondo un
Presidente-padre, che affiancava a grandissime doti manageriali anche
affettuose premure per chi come me era un giovane che viveva lontano
dagli affetti e lui devo dire era sempre presente con la competenza del
manager e l’affetto di un genitore. Con chi della
“vecchia Roma” ancora ti senti e ricordi “i bei tempi che
furono”? Con Bruno Conti, Pruzzo, Chierico e Righetti
mi sento e qualche volta mi vedo. Verona contro
Avellino, ultima giornata di campionato, Alberto Faccini con la maglia
verde segna un gol al suo Verona… …e il suo Verona diventa proprio quel giorno
campione d’Italia. Mi vengono i brividi ogni volta che ci penso,
segnai un gol alla squadra per la quale tifavo e
per la quale la domenica, da ragazzo, andavo in curva con il tifo
organizzato a cantare per
incitarla. Quel giorno fu memorabile, una
autentica festa per me, feci un bel gol e
corsi sotto la curva
comunque a festeggiare prendendomi gli applausi dei miei tifosi e degli
ex miei compagni di curva mentre ricevetti
fischi da una parte dello stadio che non capì. La partita finì
quattro a due per il Verona che divenne campione d’Italia per la gioia
di mio padre che era il vice presidente dei clubs del Verona e che
esattamente come me era felice doppiamente, per il mio gol e per la
conquista dello scudetto. Bellissimo!
Doping
amministrativo e farmaceutico quanto erano presenti ai tuoi tempi e
quanto sono ancora presenti oggi? Ai miei tempi non credo fossero molto presenti e
comunque posso dirti con certezza che se in qualche società erano
presenti, io non me ne sono mai accorto e nelle squadre nelle quali ho
giocato non c’erano assolutamente. Oggi leggendo i giornali e vedendo
la televisione mi sembra che si sia scoperto qualcosa al riguardo ma
spero con tutto il cuore che sia stato debellato definitivamente. Quanto gli
arbitri hanno condizionato in passato e negli ultimi mesi gli esiti
delle partite? Beh…indubbiamente un po’ di sudditanza
psicologica si avvertiva sia ai miei tempi sia ultimamente. Quello che
è emerso nell’ultimo anno è terrificante e una bella pulizia non può
che aver fatto bene a tutto il calcio. Credi davvero
che la mia Juventus non avesse vinto sul campo gli ultimi due scudetti?
Cosa c’entravano Moggi e Girando con la sforbiciata vincente di Del
Piero al Meazza, la fuga strepitosa da centrocampo di Ibrahimovic
all’Olimpico di Roma, l’incornata vincente di Trezeguet a San Siro e
le paratone di Buffon? Non sono in discussione i valori tecnici e le qualità
dei giocatori ma a quanto pare sembra ci fossero anche situazioni
esterne che favorivano certe imprese conquistate sul campo. Sono in totale
disaccordo su questo, Alberto, ma andiamo avanti. Quando e perché hai
deciso di fare il procuratore sportivo? Nel 1994, per la grande passione che ho da sempre per
il calcio e perché ritengo questa figura assolutamente importante. Ho
capito quando ho iniziato a quindici anni la mia avventura con la Roma,
lontano da casa e dai miei cari, quanto sia importante la figura di un
manager che curi i tuoi interessi e che ti assista su tutto, finendo per
diventare un punto di riferimento per
la tua vita di calciatore e per la vita di tutti i giorni, con tutte le
sue sfaccettature e con momenti esaltanti da saper gestire con
equilibrio e momenti più difficili da superare con a fianco una persona
di fiducia, che ti sappia incoraggiare e consigliare. Ecco Ercole, un
procuratore per me deve fare tutto questo. Raccontami la
giornata tipo di un procuratore sportivo. Il Martedì ed il Mercoledì per le Coppe europee o
nazionali ed il Sabato e la Domenica per il campionato, si va sempre
allo stadio e dopo le partite ci si sente con i propri assistiti e si
parla a caldo di come sono andate le cose, la sera si vedono i vari
programmi sportivi e ci si fa un’idea più attendibile, il giorno
successivo si sfogliano i giornali e si vedono i pareri degli addetti ai
lavori e dei giornalisti, quindi ci si risente con i giocatori che si
assiste e si fanno a mente fredda e più approfonditamente rispetto al
giorno precedente, i commenti del caso. Poi c’è il giorno che si
prende la macchina e si va a trovare un calciatore e lo si porta a cena
a fine allenamento per carpire sensazioni ed emozioni e pianificare il
futuro, come c’è il giorno in cui si contattano le società
per verificarne obiettivi e programmi, sempre in relazione
ovviamente al giocatore che si assiste. Ci sono poi i giorni in cui si
rimane in ufficio a vedere cassette o a mettere a posto carte e
contratti. Una vita intensa che ti occupa per ventiquattro ore al giorno
ma anche molto gratificante ed emozionante. E’ vero
quello che si dice nell’ambiente, che per acquistare un calciatore
olandese o sapere se è davvero un affare, bisogna chiedere ad Alberto
Faccini? Ah, ah, mi
fa piacere quello che mi dici, sei troppo buono. In effetti sono molto
attratto da quel tipo di calcio e di gioco e ho rapporti eccellenti con
i migliori manager calcistici olandesi, oltre ad avere un mio socio che
lavora proprio in Olanda. Sono molto vicino al calcio olandese e …
qualcosa di vero c’è. Tre lettere,
Gea. Avevi detto niente domande cattive. A parte gli
scherzi potremmo parlare per un minuto o per tre giorni
dell’argomento, sai bene la mia posizione che era ed è tuttora
avversa a quel sistema sul quale tanto hanno scritto e se ci fosse
ancora da scrivere mi auguro continuino a scrivere e a raccontare.
Stiamo parlando di un sistema che condizionava tutto ed io sono fiero di
essere sempre stato dalla parte opposta. La mattina mi sveglio, mi
guardo allo specchio, mi faccio la barba, faccio colazione e vado a
lavorare sereno impegnandomi a fondo per cercare di ottenere la procura
di un calciatore e di riuscire a rappresentarlo bene e a valorizzarlo,
qualcun altro si svegliava e dopo colazione andava nella sede di una
società dove spesso trovava il padre o un parente con cui doveva
trattare la compravendita di un calciatore o il suo adeguamento
contrattuale. Credo che i valori dei calciatori, dei loro procuratori e
dei dirigenti delle società con le quali si andava a trattare,
venivano in quel modo completamente distorti a danno
dell’intero sistema calcistico italiano. Comunque Ercole, oltre alla
Gea, c’erano e purtroppo ancora ci sono altre “piccole Gea”, che
sono magari meno forti ma che ovviamente non approvo per il modo di
operare che hanno e soprattutto per il solito “intreccio” tra …
direttori sportivi, addetti ai lavori, figli, padri e procuratori.
Che rapporti
hai avuto con Moggi e “company”? Guarda Moggi è stato anche il mio Direttore Sportivo
ai tempi in cui fui acquistato dalla Roma e pertanto non c’è mai
stato un rapporto apertamente astioso tra di noi anzi c’era cordialità
nei rapporti ma io ero dall’altra parte della barricata, ero contro la
Gea e il suo modo di operare. Ti racconto un episodio: dopo tanta
fatica, qualche anno fa riuscii ad avere la procura di un calciatore che
prometteva davvero bene ma qualche tempo dopo mi vidi improvvisamente
togliere dallo stesso il mio mandato perché era stato contattato dalla
Gea che lo aveva lusingato e gli aveva promesso la serie A e i più
facili e felici traguardi. Dopo qualche mese finì per giocare in serie
B e si ricredette delle promesse avute, ma nel frattempo io avevo perso
la sua procura e la sua fiducia. Pensi sia l’unico caso così? Anche
questa era la Gea, al di là di altri conflitti di interesse. Al mercato e
all’Oratorio si sente spesso dire che procuratori e sponsor talvolta
incidono sulle formazioni domenicali e sulle convocazioni in
Nazionale. E’ vero? Credo che una percentuale di verità potrebbe esserci
in quello che dici e sarebbe brutto se così fosse ma alla fine credimi,
i valori veri dei singoli escono sempre fuori. Dopo tutto
quello che abbiamo detto credi ancora che il calcio sia una palestra di
vita? Il calcio che ho praticato e quello che mi vede oggi
essere un manager, sì, senza alcun dubbio. Il calcio che voglio io è
quello per il quale ci siamo emozionati da bambini, quello dell’olio
canforato e della lavagnetta di gesso per la tattica in uno spogliatoio,
quello di un ragazzino che si mette il pallone sotto il braccio e corre
per le scale del suo palazzo per andare a giocare, in un cortile delle
case popolari, come facevo io da bambino, inseguendo un sogno. Questo è
il mio calcio, anche se purtroppo mi rendo conto che ci sono troppe
persone in giro per i campi
che non sanno neanche quanto pesa un pallone, troppi faccendieri e
troppi scarpini colorati indossati da ragazzini che vogliono spesso
tutto e subito. Dobbiamo impegnarci tutti, gli educatori, gli addetti ai
lavori come me ed i giornalisti come te, affinché il calcio ritorni
quello di un bambino con il pallone sotto il braccio che corre per le
scale di casa sua per sbrigarsi ad andare a giocare la sua partita,
fatta di corsa, sudore, pallonate e solo se sarà bravo, ma davvero
bravo, di riflettori e di televisioni. Calcio e
beneficenza. Un binomio vincente nel quale credo e per quanto mi
è possibile mi impegno, ho sempre fatto nel passato e continuo a fare
oggi, partite di beneficenza volte a regalare un sorriso o ad aiutare
chi soffre. Recentemente su invito dei ragazzi della curva sud della
Roma, mi sono adoperato per l’organizzazione e la riuscita di una
partita di calcio di beneficenza tesa a recuperare dei fondi per l’Agop,
una associazione di bambini malati del Bambin Gesù. Analogo impegno sto
mettendo per l’organizzazione di un evento con il quale intendo
ricordare la memoria di un compagno di classe di mio figlio scomparso a
seguito di un incidente. L’impegno da parte mia e
di altri calciatori c’è sempre stato e continuerà sempre ad
esserci con l’auspicio che i fondi recuperati vengano davvero
destinati alle finalità per le quali vengono organizzati gli eventi. Ci sono alcuni
ragazzi che solo perché sanno palleggiare bene o fare un lancio di
trenta metri guadagnano
miliardi di vecchie lire e alcuni loro coetanei, delle Forze Armate e
della Croce Rossa, che
girano il Mondo in uniforme e rischiano la propria vita per tentare di
riportare in Paesi martoriati dalla dittatura, la libertà, la pace e la
democrazia. Cosa ne pensi? Conosco bene il problema e posso dirti che faccio
parte di una comunità onlus che cerca di aiutare i bambini di un popolo
combattuto dal proprio Governo. Per quanto riguarda più strettamente la
tua domanda non credo nella democrazia esportata con le armi ma posso
dirti che sono vicinissimo all’opera umanitaria che svolgono i nostri
soldati, di qualsiasi arma e corpo e che con la loro azione cercano di
aiutare chi soffre in giro per il Mondo. Ultimissima
domanda, per me importantissima: due parole sul nostro amico Carmine
Falso, ma è vero che era molto forte come dice lui? Ah, ah Carmine è un amico, oggi è un allenatore
valido e vincente, ieri era un buon giocatore ma mi dava certe
“legnate” in allenamento…
Cagliari ieri, oggi e domani: a tu per tu con Mario
BRUGNERA. di Ercole FRAGASSO E’ nato, calcisticamente parlando, inseguendo il mito del grande Omar Sivori: calzettoni abbassati e ricerca spasmodica del tunnel irriverente e al contempo simpatico, all’avversario di turno. Mario Brugnera, è stato uno dei leader indiscussi ed è tuttora una delle bandiere più amate del Cagliari delle meraviglie, quello, per intenderci, dello scudetto del 1970, nel quale militavano anche Albertosi, Riva, Cera, Domenghini, Gori e tanti altri campioni. Che ricordi ha del calcio dei suoi tempi e dei suoi ex
compagni? Un calcio affascinante e molto diverso da oggi, a quel tempo vi erano sei o sette giocatori davvero forti in ogni squadra mentre oggi, a parte l’Inter, che ha praticamente tre squadre, ogni società ha solo due o tre veri campioni. Le rose delle squadre erano di sedici giocatori che giocavano tutte le competizioni nazionali ed internazionali. Forse era un calcio un po’ più lento ma senz’altro più divertente. Quanto ai miei ex compagni con loro ho tuttora un ottimo rapporto e con quegli otto che si sono stabiliti in Sardegna, a conclusione della carriera, mi vedo ogni mese per la cena di rito e quattro risate tra vecchi … campioni d’talia. Perché un veneziano come lei rimasto in Sardegna tutta
la vita? Io sono veneziano e mia moglie è di Firenze e siamo attaccati alle nostre terre nelle quali ritorniamo due volte l’anno, ma la Sardegna la conosce bene anche lei: paesaggi incantevoli, clima sempre mite, mare sereno e tanta cordialità nella gente. Per lei il calcio è ancora una palestra di vita? Ad un ragazzo consiglio di avvicinarsi a questo sport così come a Zola ho detto qualche tempo fa di non lasciare, perché è lo sport più bello del mondo ma certamente non è il mio calcio, quello fatto di allenamenti, sudore e partitelle, ma piuttosto è oggi il calcio dei miliardi, delle televisioni e degli sponsor. Più che di palestra di vita parlerei di palestra …di guadagno. Cosa bisogna fare per diventare un campione? Oggi come ieri, per essere un campione, bisogna fare tanta gavetta e tanti sacrifici: niente discoteca, niente abbuffate, niente alcol, niente sigarette, tanto sudore e poche donne. Solo seguendo una condotta irreprensibile si può sperare, se si hanno le qualità tecniche, di sfondare. Sembrano regole ferree ma poi sentiamo parlare di doping
amministrativo e farmaceutico… Cose che non conosco perché
ai miei tempi si prendevano solo reintegratori, ma credo onestamente che
anche oggi non si abusi in medicine e non si faccia, nella stragrande
maggioranza, ricorso a sostanze proibite; perché lo sportivo è in
genere un uomo puro e che tiene alla sua salute. Ai miei tempi il doping
erano gli spaghetti alle aragoste, il pesce e il minestrone, ma credo
che anche oggi le ricette di un calciatore onesto non siano tanto
lontane dalle nostre. L’immagine più bella che conserva nella sua mente? La vittoria dello scudetto e la gioia incontenibile di una intera regione. Non c’è sardo, oggi come ieri, che non ricordi a memoria la formazione dello scudetto. Chi è il più bravo giocatore con il quale ha giocato? Tutti forti, come faccio a fare solo un nome, a scegliere tra Riva e Cera, Albertosi e Nenè, Tomassini e Anastasio, Domenghini e Gori, Greatti e Nicolai, Reginatto e … Brugnera? E Scopigno com’ era? Un filosofo, aveva le sue idee e nessuno lo smuoveva dalle sue posizioni. Non sostituiva mai nessuno, tranne che qualcuno non si rompeva una gamba. Ma il rapporto migliore l’ho avuto con Mario Tiddia, un grande uomo e un grande allenatore. Se le dico Cellino cosa mi risponde? Che è un uomo che ha fatto tanto e bene per il Cagliari, ma che dodici anni fa ha sbagliato con me e gli altri sette campioni d’Italia del Cagliari, che siamo rimasti a vivere qui togliendoci le tessere per la tribuna. Anche noi abbiamo fatto tanto per il Cagliari e la Sardegna, abbiamo vinto uno scudetto ma siamo stati messi da parte immotivatamente. Il tempo cancella tutto e siamo tutti più maturi e vogliamo tutti bene al Cagliari, se Cellino ci chiama siamo pronti a dargli la mano e a fare qualcosa di concreto per il nostro Cagliari. Non siamo da buttare, ma abbiamo capacità, esperienza e sentimento. Come sarà i Cagliari senza Zola? Come un cavallo senza le redini, il Cagliari ha buoni giocatori, ma senza Zola perde il faro. Mi auguro che Gianfranco cambi idea e ritorni a deliziarci con le sue giocate. Che rapporto ha con i tifosi? Ottimo, perché anche io
sono tifoso del Cagliari. Lo segue ancora? Sempre e con immutato affetto. Cosa pensa dei giovani che difendono pace e libertà in terre straniere? Ho un figlio, Enrico, che è Caporal Maggiore Scelto dell’Esercito Italiano e guardo con fierezza al suo servizio e a quello dei suoi colleghi che coraggiosamente girano il mondo per la salvaguardia di valori fondamentali, quali la pace e la libertà. L’onorevole Salvatore Cicu, Sottosegretario di Stato
alla Difesa, vuole organizzare a Cagliari, un evento sportivo a scopo
benefico e a favore delle famiglie di quanti sono caduti
nell’adempimento del proprio dovere o di quanti hanno patologie
connesse all’espletamento del servizio prestato. Darà il suo
contributo? Conosco bene Cicu e lo stimo come uomo e apprezzo come politico, lui vuole bene alla Sardegna e a Cagliari tanto quanto me, pertanto sosterrò la sua iniziativa e assicuro la partecipazione totale di tutti gli ex rossoblu, “campioni d’Italia del settanta”, per questa bellissima iniziativa che mi auguro nessuno voglia ostacolare o stupidamente strumentalizzare. Ce ne fossero di queste idee e di queste iniziative per chi soffre sarebbe un mondo più bello e solidale. Bravo Cicu. Allora forza Cagliari. ---------------------------------------------------------------- Antonio
Conte: da giocatore ad
allenatore.
di Ercole Fragasso E’ stato uno dei punti
fermi della Juve di Lippi ed Ancellotti, il capitano di mille battaglie,
fortemente voluto alla Juve da Trapattoni che ne intravide, quando
ancora era un ragazzino, le straordinarie qualità caratteriali e le
grandi capacità in fase di interdizione e di rilancio. Idolo dei tifosi
della Curva Scirea, Antonio Conte da Lecce, è stato un centrocampista
molto forte e cha ha ricordato, per il temperamento e la grinta, i suoi
predecessori in bianconero, Furino e Bonini. In più, rispetto a loro,
il buon Antonio ha saputo far goal pesanti nella Juve e ha saputo
ritagliarsi un posto importante anche in Nazionale. Parlando con Sacchi,
ho preso che mister Arrigo
amava l’entusiasmo e la voglia di sacrificarsi di Conte, che ha
elogiato più volte pubblicamente e che considera tatticamente uno dei
giocatori più forti che abbia mai allenato. Oggi, seppur in moti
ritengono che potesse dare ancora molto alla Juve, ha deciso di iniziare
la carriera da allenatore e prevede al pari di chi scrive,
un futuro raggiante per lui. … Capello è avvisato!
Dalla
Juve al Siena: sei rimasto bianconero Bianconero ero da bambino e rimarrò sempre e comunque, anche se la mia carriera mi porterà verso altre destinazioni. Cosa
ti ha dato la Juve e cosa pensi di aver dato tu alla “vecchia
Signora”? Ho ricevuto tanto dalla Juve ma penso di aver dato di più io. Come
ti trovi a Siena? Molto bene.
Dove
pensi possa arrivare il Siena? Sicuramente dopo quelle sette-otto squadre che tutti giudicano tra le più forti del campionato, visto che l’organico è competitivo. Possibile
che nella squadra di Capello non c’era più posto per il
vecchio-grande capitano? Il posto c’era, però mi era stato offerto a condizioni diverse da quelle prospettate qualche anno prima, così ho preferito andare via. Credi
che il calcio rappresenti ancora una palestra di vita? Sempre perché ti fa vivere in gruppo dove ci sono regole da rispettare e quindi penso che sia sempre molto educativo. Che
effetto ti faceva vedere esposto in curva Scirea uno striscione con
scritto: cuore, grinta ed umiltà, Antonio Conte Capitano degli Ultrà? Grande soddisfazione e credo rappresentasse sicuramente il premio per i tanti sacrifici, soprattutto fisici e per la mia grande abnegazione. Bettega
fu mandato dalla Juve in America a studiare da dirigente, poi è tornato
e ha vinto tutto con la Juve. Conte lo hanno mandato più vicino, a
Siena… tornerai come allenatore e per vincere tutto anche tu, vero? Nessuno mi ha mandato da nessuna parte perché fino a prova contraria sono padrone del mio destino. Ho scelto di fare l’allenatore perché penso che possa diventare un grande in questo nuovo ruolo e comunque a Siena mi trovo grazie al mio amico Ventrone. Come
ti trovi con De Canio? Troppo presto per giudicare o fare considerazioni su una persona appena conosciuta. Calcio
e sociale: due parole: Il calcio e il sociale sono molto vicini; spesso i calciatori possono fare tanto per aiutare chi ha bisogno ed io mi sono sempre adoperato per rispondere positivamente alle richieste che mi sono pervenute in tal senso.
Giampiero Ventrone: un marines nel calcio dei miliardi e delle televisioni. di
Ercole Fragasso E’
stato per dieci anni il preparatore atletico della Juventus di Lippi ed
Ancellotti, di quella Juventus, cioè, che ha vinto tutto in Italia e
nel Mondo e che veniva da anni di delusioni sportive cocenti, impreviste e sorprendenti, per la
sua illustre ed ultracentenaria storia. E’ arrivato “tomo tomo e
quieto quieto”, come dicono a Napoli, con la sicurezza di chi conosce il proprio valore e le proprie capacità ma deve riuscire ad
imporle e a farle rispettare in un mondo particolare come quello del
calcio. In molti, evidentemente scarsi conoscitori del calcio,
dubitavano sulla effettiva importanza in seno alla Juventus, di questo
preparatore, con un passato militare di indubbio valore, una giovane età
e con un aspetto fisico da “duro”; doveva far correre campioni
osannati, quali sono i giocatori bianconeri, e tenerli sempre in forma per il
campionato, le coppe e la Nazionale. Un compito, quello di Ventrone,
certamente non facile ma che il “marines”
ha accettato di buon grado ed è riuscito ad espletare con grandissimo
successo, se è vero, come è vero, che ha meritato un posto d’onore
nella Juventus targata Del Piero, Zidane, Trezeguet e
Conte; un ruolo quello di Ventrone, che è stato molto rivalutato
negli ultimi anni e che è senz’altro di primaria importanza nel
calcio moderno, dove si giocano partite, di straordinaria intensità
emotiva e fisica, ogni tre giorni e dove bisogna curare la preparazione
nei minimi dettagli. Dopo anni di trionfi in bianconero, Ventrone ha
salutato i campioni d’Italia ed è partito per Siena, dove oltre ad
alcuni ragazzi provenienti dalla squadra primavera della Juventus, sono
migrati anche i più noti Tudor e Legrottaglie e dove il mitico capitano
juventino Antonio Conte, è approdato quale vice allenatore. Il colore,
guarda il caso, è sempre il bianconero e la grinta di Giampiero e del
resto della “banda” è sempre, per fortuna dei tifosi senesi,
la stessa. Se il buongiorno si vede dal mattino, a Siena i
giocatori dovrebbero sudare, lottare, faticare e…vincere, secondo la
ricetta Ventrone. Dalla
Juve al Siena: sei rimasto bianconero.
Il
caso così ha voluto … ed io non me ne dolgo. Sei
bianconero anche nel cuore? Sì,
per ammirazione fin da piccolo. Cosa ti ha dato Juve e cosa pensi di aver dato tu alla “vecchia signora” ? La Juventus mi ha dato moltissimo sotto molti aspetti e sono felice di aver dato molto anche io alla Juve, anteponendola alla famiglia e a me stesso. Una volta le squadre avevano un Presidente che comandava su tutti, un allenatore, un dirigente e un medico. Oggi le squadre hanno psicologi, preparatori, due o tre allenatori, staff di medici, dirigenti e addetti stampa. Servono davvero tutte queste persone per … tirare due calci ad un pallone? Beh,
io sono un po’ parte in causa, diciamo forse sì e forse no… Cosa fa il
preparatore atletico e quanta importanza ha in una squadra il suo ruolo? L’importanza
è alta e il lavoro è continuo ed in sintesi posso dirti che
contribuisce in maniera determinante, alla prevenzione degli infortuni e
alla prestazione del giocatore. Dalla
carriera militare al calcio: analogie e differenze. Due
entità importanti e di notevole rilievo
sociale che formano, nella mente e nel fisico, l’essere umano.
L’importanza del “gruppo”, l’identificazione nello “spirito di
corpo” e nel reciproco aiuto, l’attinenza scrupolosa e rigida alle
regole, che porta al conseguimento del risultato e dell’obiettivo,
sono elementi comuni e di indubbio valore, sia all’istituzione
militare sia a quella sportiva. Come ti trovi a Siena? Molto
bene: bella città, bel clima e bella gente. Dove può arrivare il Siena? Il
potenziale è medio- alto, dipende da noi, dalla fortuna e da quanto lo
sfrutteremo. Chi ha reagito meglio e chi peggio, della Juve e del Siena, alla cura Ventrone? Non ho questa statistica ma posso dirti che ci sono stati, in generale, più risultati vantaggiosi che svantaggiosi. Tutti hanno sopportato i volumi e i metodi atletici cui li ho sottoposti e ora aspetteremo i risultati sul campo del Siena per verificare la bontà del metodo adottato. Doping farmaceutico, una brutta pagina del calcio. Cosa ne pensi? E’
arrivato dove non doveva mai arrivare: nello sport. Da ex militare, cosa pensi dei militari delle Forze Armate e della Croce Rossa che operano nel Mondo in nome della libertà e della democrazia? Che si tratta di uomini coraggiosi che vivono per degli ideali. Si tratta di grandi uomini e di grandi donne, che indossano l’uniforme con alto senso del dovere e che meritano i più grandi onori e il più grande rispetto per l’opera umanitaria e coraggiosa di cui sono protagonisti
SONO DUE MA CORRONO PER QUATTRO RIFLETTORI PUNTATI SUI GEMELLI FILIPPINI Il titolo riassume perfettamente quelle che sono le caratteristiche e le capacità di Emanuele ed Antonio Filippini, i due gemelli del calcio italiano. Dotati di grandissimo senso tattico e disciplina, i Filippini hanno nel vigore atletico la loro arma migliore e che ne fa dei centrocampisti di valore e quantità. Ho avuto il piacere di conoscerli ed intervistarli, in occasione della recente trasferta a Roma del Treviso, impegnato in campionato contro la Lazio, ed ho particolarmente apprezzato il loro entusiasmo, la loro giovialità e la loro capacità di ironia. Il fatto poi, che fossero presenti in albergo per salutarli, alcuni tifosi laziali della curva nord, testimonia la bontà del carattere di questi due validi calciatori che sono rimasti nel cuore dei loro ex tifosi per l’impegno che hanno mostrato con la casacca biancazzurra e per la loro umanità e simpatia. Siete
uguali, da chi iniziamo? …E’ uguale, fai tu, tanto siamo uguali. A che età
è in che ruolo avete iniziato a giocare? Per quale
squadra tifavate da bambini? Se non
avreste fatto i calciatori che
cosa avreste fatto?
(E. e A.)
Semplice; nel mondo del calcio si allena tanto la tecnica, la tattica,
il fisico ma purtroppo in Italia sono pochi quelli che allenano la mente
e noi lo facciamo con serietà e convinzione e lo consigliamo ai
colleghi.. Cosa farete
da grandi? fragassoercole@libero.it
Franco Anellino: serietà,
bravura, tecnica e disponibilità.
di
Ercole Fragasso E’ stato E' stato per anni un buon portiere, ha giocato in squadre prestigiose quali il Messina, il Casarano, il Foggia, la Salernitana ed oggi, ancora giovane ed in perfetta forma fisica ma con qualche capello bianco in più, è arrivato dopo una lunga gavetta in serie A, quale allenatore dei portieri del Siena. Il Siena del Presidente De Luca e di Giorgio Perinetti, di Antonio Conte e di Giampiero Ventrone, il Siena insomma, di autorevoli personaggi del mondo del calcio che hanno sposato le idee e le ambizioni della società toscana e che hanno deciso di lavorare nella città del panforte. Franco Anellino, classe ’58, coniugato con Giampaola e padre di Jessica e Giorgia, ha accettato senza esitazioni questo importante incarico che gli ha proposto il Siena e lo sta portando avanti con la determinazione e la serietà che lo hanno sempre contraddistinto in oltre trenta anni di calcio giocato ed insegnato. Nel passato di Anellino, infatti, non figurano solo le positive esperienze in campo, a difesa di porte “illustri” ma anche le esperienze come preparatore dei portieri e preparatore atletico del Formia, del Frosinone, della Puteolana e del Cassino.Esperienze per lui importanti che e lo hanno imposto all’attenzione dei media e di alcuni addetti ai lavori, i quali hanno pensato bene di concedergli fiducia e di portarlo in serie A. Nel dopo partita di Siena - Palermo, nonostante il risultato non sia stato positivo per la squadra toscana, il buon Franco, mantenendo fede ad un impegno già assunto, mi ha incontrato e dopo due ore passate a parlare di Gaeta e Formia, Scauri e Latina, di vecchi amici e del nostro mare -che Franco non reputa secondo a nessuno, Sardegna esclusa ovviamente- ha risposto alle mie
domande con assoluta disponibilità e franchezza. A che et A che età e in quale squadra hai iniziato a
giocare? Nel Don Nel Don Bosco Gaeta, una squadra dilettantistica della mia città, avevo tredici anni e dopo due anni sono stato chiamato
dal Napoli, dove ho iniziato la trafila nel settore giovanile
prima di essere lanciato in serie C. Quanto t Quanto ti piace il calcio e quanto credi sia
importante praticarlo per un giovane? Il calcio Il calcio è stato ed è tutta la mia vita, è uno sport meraviglioso che appassiona milioni di persone; la competizione, il mettersi in mostra, il rialzarsi subito dopo una sconfitta, la lealtà, sono situazioni che troviamo nella vita di tutti i giorni e che il calcio ha nel proprio bagaglio genetico. Detto questo appare evidente che questo bellissimo sport rappresenta sempre, ancora
oggi, una palestra di vita per un giovane che deve lavorare
molto e impegnarsi a fondo se vuole ottenere dei risultati. Se ti dic Se ti dico Formia, cosa mi rispondi? Bella citt Bella città, vicina alla mia Gaeta. Hai capitHai capito bene a cosa mi riferivo: Anellino-Formia. Avevo c Avevo capito perfettamente. Formia ha rappresentato, unitamente al nostro amico Alex Brunner, il crocevia della mia carriera; lì ho terminato la carriera di calciatore ed ho intrapreso quella di allenatore e in tutte e due queste situazioni è entrato Alex. Lui è stato infatti il portiere che mi ha sostituito tra i pali della società pontina che militava in serie C e lui è
stato l’anno successivo il primo portiere che ho allenato
personalmente. Oltre ad Oltre ad Alex, sono parecchi i portieri
che hai allenato e che hanno finito per giocare in A, B e C. Sì sono Si sono molti: Brunner, Bellodi, Gragnaniello, Cano, Bio, Assante, Afeltra. Vederli oggi allo stadio o in televisione difendere i pali di grandi squadre mi inorgoglisce perché forse, se sono arrivati lì, un po’ di merito, soprattutto all’inizio, lo ho avuto
anche io. E poi c’èE poi c'è anche Lotti? Beh,anc Beh, c'è anche Massimo è un caro amico ma con lui mi sono solo allenato un po’ non aveva una squadra e doveva
mantenere la forma. Franco Franco Tancredi allena i portieri
della Juve e Franco Anellino quelli del Siena: siete tutti e due in
serie A. In comu In comune con Tancredi ho solo … il nome e il ruolo, per il resto posso dirti in tutta franchezza che non posso neanche paragonarmi a lui che ha vinto scudetto, coppe, è stato in Nazionale e ha giocato per venti anni in serie A. Io sono stato un bravo portiere ma di categorie inferiori, ho giocato dieci anni in serie C, ho fatto bene, ho sfiorato per due anni la promozione in B, perdendola in entrambe le occasioni per un solo punto, e mi ritengo comunque molto soddisfatto e fortunato per la carriera che ho fatto e per i risultati che ho raggiunto. Oggi, in questa nuova veste, metto tutto il mio
entusiasmo e la mia esperienza e spero di far bene per il
Siena, per i suoi portieri e per me. Come ti Come ti trovi a Siena e come si vive lì
il calcio? Molto b Molto bene, è una città molto tranquilla e
dove si vive bene, senza ansie e patemi d’animo. Il calcio Il calcio appassiona i senesi che lo vedono come un divertimento e come la rappresentazione della città che con la squadra di calcio si riunisce dopo la divisione goliardica ed avvincente che si concretizza con il palio. E’ bello vedere i tifosi, di ogni età, andare allo stadio con la sciarpetta al collo e senza mai offendere l’avversario di turno, ma solo e sempre sostenendo la
propria squadra con affetto
e convinzione. Dove pu Dove può arrivare il Siena quest’anno? Per noi r Per noi raggiungere la salvezza è come vincere uno scudetto; la città è piccola e non può certamente competere con società più blasonate e ricche per la conquista di traguardi diversi. La salvezza gratificherebbe un lavoro serio e costante, che stiamo tutti insieme, società, staff tecnico, giocatori e tifosi, portando avanti con grande serietà ed impegno, ognuno nella sfera di propria competenza.
Ti facci Ti faccio cinque nomi, dammi una giudizio: Antonio Fragasso, Carmine Falso, Alex Brunner, Mirko Bellodi,
Massimo Lotti. Bella e s Bella e sentimentale questa domanda! Come prima cosa devo dire che mi hai fatto i nomi di cinque amici veri ai quali sono legato da un vincolo di stima e di fiducia. Fragasso è una persona molto valida e conosce da quaranta anni il mondo del calcio e vi naviga con disinvoltura e grande capacità. Poteva ambire a traguardi ancora più prestigiosi ma ha preferito non arrivare ancora più in lato per scelte personali e di vita; Falso è stato prima il mio allenatore e poi il primo mister con il quale ho iniziato a collaborare come preparatore atletico quando ha smesso di giocare. Con lui ho fatto molte esperienze, tutte importanti e gratificanti e delle quali conservo ricordi meravigliosi. Brunner è un ragazzo splendido e come ti ho detto prima è stato sia mio compagno sia mio “allievo”. Un ragazzo bravissimo che ha sudato e lavorato con grande determinazione per raggiungere i risultati che ha raggiunto. Bellodi sta facendo molto bene a Mantova, è anche lui un ragazzo molto serio e capace e sono felice di averlo allenato. Lotti è di Gaeta come me e anche a lui sono legato da sincera amicizia e da reciproca stima ed affetto. Te lo già detto, tutti bravi ragazzi,
seri ed impeccabili professionalmente ed umanamente. Anellino, Anellino, Lotti, Bellodi, Brunner, Fava, Giannichedda, Pecchia, Serao, Di Carlo e tanti altri i campioni nati nella nostra zona. Come è possibile che non si sia mai potuta formare una squadra che rimanesse stabilmente in
serie B
o C? Perché Perchè pur essendo il nostro, un territorio che ha dato i natali a diverso giocatori che hanno militato in serie A, B e C e alcuni ancora vi militano, purtroppo non ha mai visto l’impegno costante di imprenditori alla guida delle società e senza soldi, tu mi insegni, non c’è possibilità di far crescere una squadra e di far rimanere i giocatori importanti. Per alcuni anni il Formia è riuscita a rimanere al passo e a giocare in serie C, poi con il tempo è capitolata nelle serie inferiori. Oggi, il Latina è l’unica squadra della provincia che gioca in C2 e addirittura una sola compagine pontina milita nell’interregionale. E’ evidente che
continueranno a crescere campioni
che cercheranno inevitabilmente lidi migliori. Sei a co Sei a contatto ogni giorno con giovani che guadagnano bene e che sono osannati dai tifosi. Cosa pensi dei loro coetanei che con l’uniforme delle Forze Armate e della Croce Rossa militare, girano il mondo in nome della
libertà e della democrazia, pur non avendo le gratificazioni economiche dei giovani che
alleni tu? Penso c Penso che nella vita ci sono situazioni diverse e ci sono sempre state persone più fortunate e persone meno fortunate. Il guadagno facile non esiste e i giocatori che guadagnano bene non sono poi tanti come si pensa, e poi tanti giovani, soprattutto nelle categorie inferiori, non sempre vengono pagati regolarmente. Il calciatore fa parte del sistema calcio che produce un grande movimento economico a tutti i livelli ed è quindi evidente, che essendo proprio loro i protagonisti del sistema, guadagnano in percentuale, la parte che gli compete in base alla loro bravura e al loro rendimento. Se non ci fossero i calciatori non ci sarebbe il calcio e un intero sistema economico salterebbe. Detto questo, non posso che confermarti il mio altissimo giudizio sui militari italiani, impiegati nelle varie missioni internazionali, che rendono onore all’Italia e che operano per il bene di altri popoli. Credo che il loro lavoro, fondamentale ed essenziale in una democrazia, debba ricevere il plauso e
la riconoscenza di tutti. E’ in pro E' in programma per la prossima estate a Minturno, il “Forum dei Campioni”. Sarai presente con qualche
collega del
Siena, vero? Ho sapu Ho saputo di questa manifestazione, che è ormai diventata un appuntamento fisso l’estate di Minturno e alla prima edizione sono anche intervenuto come spettatore. Sarò senz’altro presente e compatibilmente con gli impegni della società, cercherò
di portare qualche compagno di avventura del Siena.
fragassoercole@libero.it
Antonio
Langella: arrogu tottu! di
Ercole Fragasso Ama passare il tempo libero con la sua inseparabile Alessia, ascoltare Gigi D’Alessio e Laura Pausini, vedere zelig, mangiare la mozzarella di bufala e la pizza napoletana. Stiamo parlando di Antonio Langella (nella foto in basso con l'autore del servizio), 28 anni, emigrato a otto anni da Napoli in Sardegna e sogno nel cassetto di grandi squadre di serie A e del campionato d’oltre Manica. Per la sua potenza fisica e la sua forza in progressione un collega di Videolina lo ha soprannominato arrogu tottu che in sardo significa spacco tutto.
Quanto
è ancora forte per te il richiamo di Pulcinella e delle sfogliatelle? Molto,ogni volta che posso corro a Napoli per andare ad abbracciare mio nonno, i miei zii, i parenti e gli amici. Dove
hai abitato precisamente? Ad Ercolano e a San Giorgio a Cremano. Per
quale squadra tifi e chi è il tuo idolo. Tifo Napoli e il mio idolo è Maradona. Seguo con passione la mia squadra del cuore e continuo a tifare per gli azzurri. Sono contento che alla guida ci sia un allenatore valido come Reja con il quale ho avuto un ottimo rapporto a Cagliari. In quale squadra hai iniziato a giocare e in che ruolo? Ho iniziato nelle giovanili del Sorso, poi sono andato a
giocare nel campionato interregionale nel Castelsardo, una società
dilettantistica.Giocavo esterno sinistro e allora non avevo molta
confidenza con la porta avversaria. Chi ti ha scoperto e lanciato nel calcio
professionistico? Vanni Sanna, un ex calciatore che lavorava per la Torres Sassari e che riteneva avessi buone capacità
per impormi anche a livello professionistico e Nello De Nicola che era
il direttore sportivo della Torres e che quando divenne direttore
sportivo del Cagliari disse al Presidente Cellino che avrebbe fatto un
buon affare ad acquistarmi. Claudio De Nicola è oggi il mio
procuratore. Langella e la Nazionale: il sogno si è avverato. Si, è proprio così, sono stato in Nazionale e per me si è trattata di
una esperienza splendida e di una gioia immensa, la più bella da quando
gioco a calcio. Chi ti ha informato della convocazione? Il grande Gigi Riva.Dopo la partita di campionato con il
Lecce sono andato a trovare i miei genitori come faccio abitualmente e
la mattina presto, quando ancora dormivo, mi ha squillato il cellulare
ed un tale che si presentava come Gigi Riva mi ha detto che dovevo
raggiungere in tutta fretta Cagliari perché alle 15 c’era l’aereo
che mi portava a Coverciano.Ho creduto subito ad uno scherzo ed ho
risposto a tono poi, ho realizzato che era proprio la voce del grande
Riva e sono saltato giù dal letto e…alle 15 in punto ero
sull’aereo, destinazione Nazionale. Come è stata l’accoglienza a Coverciano? Eccezionale. Il momento per me più toccante è stato la
sera quando sono sceso per la cena ed ho trovato tutti i compagni in
tuta pronti per iniziare. Un’emozione forte, ero in mezzo a
grandissimi campioni ed ero uno di loro!Mi sono presentato a tutti ad
uno ad uno ed ho preso posto a tavola. Con chi hai legato di più? Con tutti, forse un po’ di più con Materazzi e Cannavaro, con i quali
nei momenti liberi ho giocato alla
play station. Cosa hai provato quando il mister ti ha detto di scaldarti?
Una gioia immensa da far venire i brividi ancora adesso che
ci penso. Appena mi sono alzato dalla panchina per iniziare il
riscaldamento ho sentito l’applauso scrosciante ed appassionato di
tutto il S.Elia e la gioia e l’emozione sono aumentate. Quando hai salutato Lippi, i dirigenti ed i compagni cosa hai detto,
ciao o arrivederci? Ah, ah, ho detto arrivederci ovviamente. La tuta l’hai lasciata al magazziniere o te la sei
portata via? L’ho portata via, quella per me è un trofeo, un cimelio. Ma ai mondiali del 2006 ci sarai! Mi hai portato fortuna per l’esordio speriamo che sia giusta anche questa tua intuizione.E’ già stato bello giocare in nazionale, devo continuare a far bene con il Cagliari ed ad impegnarmi sodo ogni giorno, poi si vedrà. Ti cerca mezza serie A ed anche in Inghilterra hanno imparato il tuo
nome. Non ti fa un po’ male la testa se ci pensi? Sono lusingato per tanta attenzione nei miei riguardi ed è
evidente che valuterò ogni situazione d’intesa con la società.
fragassoercole@libero.it
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